E' tempo di retrogaming di qualità

La retromania esplosa su DS ha riportato in auge titoli e generi che hanno fatto la storia videoludica, salvo poi essere tristemente accantonati dopo il boom degli anni '80/'90. Tra questi figurano i mitici battimuro nati con Breakout di Atari, il cui successo ha inevitabilmente dato i natali ad una serie infinita di cloni, come Arkanoid nel 1986. La serie Taito torna protagonista sul dual-screen Nintendo con un episodio capace di consolidarne le indiscutibili qualità e di dare la priorità assoluta all'inconfondibile gameplay. Le meccaniche di gioco non cambiano di una virgola rispetto ai precedenti episodi e alla tradizione dei 'breakout': in stage fissi si controlla uno speciale paddle (il Vaus), posto nella parte inferiore dello schermo, col quale bisogna indirizzare la pallina per eliminare i blocchi presenti nella parte alta del livello; la piattaforma può muoversi solo lateralmente, quindi a sinistra e a destra. Tutto qui? Esatto, semplice-semplice. E' chiaro che Arkanoid DS non poteva non esimersi dal proporre tutte quelle importanti aggiunte e modifiche che nel corso degli anni hanno impreziosito la formula base: ci sono blocchi indistruttibili, quelli che vanno colpiti più volte per essere eliminati, o ancora i potenziamenti del paddle (cannoni, super-pallina, multiball, barriera, magnetismo e molti altri).

Per restare al passo coi tempi era necessario creare una serie di modalità di gioco in grado di incollare il giocatore alla console, cosa che la storica modalità arcade, solitamente di 33 livelli, non avrebbe garantito. Quindi Arkanoid DS fa leva sull'avventura e sulle missioni. Le due modalità hanno la particolarità di svilupparsi parallelamente: man mano che completeremo i livelli del 'clear mode' (il percorso impone di scegliere sette 'satelliti', ognuno dei quali è composto da cinque stage), questi si sblocheranno nel 'quest mode', dove vengono imposte regole precise su come completarli (del tipo 'elimina i blocchi rossi in 60 secondi'). Con 140 livelli totali tutti da scoprire, giocare e sbloccare, c'è da stare impegnati per un bel po'. Ogni modalità, comprese le sfide con la cpu, fruttano dei punti da spendere nell'apposito negozio, così da acquistare diverso materiale extra come skin, blocchi e musiche/effetti sonori. Arkanoid DS supporta anche la Nintendo WiFi Connection per un massimo di quattro giocatori: vince chi completa per primo lo stage o chi porta a termine l'obiettivo fissato dal computer più velocemente degli altri sfidanti. Volendo, se avete uno, due o tre amici muniti di DS, c'è la possibilità di giocare dal vivo, con una sola copia, sfruttando la comodissima opzione del 'download DS'.

Arkanoid DS non è, purtroppo, esente da difetti. Ne abbiamo individuati tre che, presi singoloramente, non sembrano recari danni così catastrofici all'esperienza di gioco ma la cui unione in un perfetto lavoro di squadra acutizza il problema oltre ogni misura immaginabile. Si parte dalla scelta di spalmare i livelli su entrambi gli schermi del DS, che implica un numero fin troppo elevato di 'rimbalzi' prima che la pallina torni al 'piano di sotto' per incontrare il Vaus. A questo c'è da aggiungere (seconda magagna) la cosiddetta 'dead zone', la zona morta che separa i due schermi: quando la pallina finisce in questo spazio oscuro è impossibile prevedere la traiettoria che assumerà, con la possibilità non tanto remota di ritrovarsela di botto senza sistemare il Vaus in tempo per il provvidenziale contraccolpo. Infine c'è da fare i conti con la velocità stessa della sfera: in qualsiasi livello, più passa il tempo e più questa schizzerà ad una velocità sempre maggiore (anche a scapito della fisica), creando fastidio e frustrazione per le ovvie conseguenze. Una soluzione, seppur modesta, a questo mix di pecche arriva dalla scelta di giocare col pennino anzichè con la croce direzionale, dato che il controllo diretto sul touch-screen risulta non solo più comodo ma anche più efficace e veloce.

Gli anni passano per tutti, ma le venti, e passa, primavere sul groppone di Arkanoid non si sentono minimamente. Brava Taito che ha saputo confezionare un revival al passo coi tempi, capace di non snaturare il classico gameplay e di renderlo piacevole e interessante grazie all'ottimo mix di modalità singleplayer e multiplayer. Certo, col famigerato 'paddle controller' (consultare il box sottostante) e senza lo sporco lavoro in sinergia di quel tris di difetti, Arkanoid DS sarebbe stato un autentico capolavoro, ma anche così è un bel tuffo nel meraviglioso passato dei videogiochi, un passato che torna prepotentemente a ruggire nel presente.
Voto: 8/10