DK e soci si alleano con le banane parlanti! Possibile?

DK: King of Swing è stato un colpaccio a sorpresa piazzato da Nintendo e dagli allora novelli di Paon, un nuovo modo di intendere il genere del platform con un concept semplice, efficace, divertente e, perchè no, geniale. Il seguito per DS, sottotitolato Jungle Climber, mantiene fede alla formula del predecessore e sfrutta al meglio la componente del doppio schermo del portatile Nintendo, proponendo dei livelli ancora più grossi e articolati, stracolmi di elementi e trovate inedite. Lo abbiamo consacrato come un platform a 360°, per la possibilità di muoversi ovunque sfruttando la rotazione di Donkey Kong. Il gioco verte sulll'utilizzo di un'interfaccia di controllo 'pulita' ed essenziale, basata per lo più sui dorsali L e R, rappresentazioni virtuali delle manone della creatura miyamotiana. La pressione di uno dei dei pulsanti equivale alla chiusura della mano corrispondente (quindi quando c'è un appiglio è essenziale per attaccarsi), mentre quando si rilascia il pulsante anche la relativa mano di DK si aprirà mollando la presa, permettendogli di compiere un bel salto. Oltre a questo c'è da dire che quando ci si appiglierà ad una piattaforma con una sola mano, L la sinistra e R la destra, il nostro caro eroe della giungla comincerà a ruotare (in senso orario se la presa è con la mano sinistra, antiorario con la destra) e qui dovremo dare dimostrazione delle nostre abilità di saltatori, soprattutto se ci si imbatte in piattaforme mobili e/o di dimensioni ridotte o in dei nemici che ne occludono il passaggio. DK può compiere un attacco rotante (pulsante A, non più L e R assieme) per eliminare ostacoli e fetentoni.

Ovviamente non potevano mancare numerose novità, che vanno oltre la (discutibile) scelta di rivedere per intero l'art design di personaggi e scenari, abbandonando lo stupendo e divertente stile fumettoso del prequel e privilegiando il simil approccio in computer grafica dei Donkey Kong Country di Rare. E' questo può considerarsi un indizio importante visto che proprio la trilogia della scimmione per SNES (e poi per GBA) rivive in parte in Jungle Climber con alcuni frammenti del suo gameplay. Un Donkey Kong Country col cuore di King of Swing? Sì, non è affatto una blasfemia se la si mette su questo piano, perchè più che una sensazione è un dato di fatto: riutilizzare l'appeal di un evergreen il cui peso storico è incalcolabile. Oltre all'inserimento in ogni livello di tutti gli oggetti tipici della storica saga Rare (le famose lettere che compongono la parola 'kong', le monete bananose e il sigillo DK, che si aggiungono alle vagonate di banane), l'apporto di Donkey Kong Country è a dir poco notevole. Prima di tutto, rispetto al fantastico prequel per Game Boy Advance, va segnalata l'eliminazione dei cuori di energia con susseguente introduzione della morte istantanea quando si viene toccati da un nemico o da qualche ostacolo pungente. Poi c'è Diddy Kong, all'esordio nella giovane serie Paon, che si sblocca spaccando uno dei stranoti barili DK: la piccola scimmietta non solo rappresenta una seconda chance in caso di ko di Donkey Kong, ma permette di realizzare delle speciali mosse combinate, come il doppio salto, il volo quando si recuperano le penne dorate ed altre ancora.

Altre variazioni riguardano il livello di difficoltà, un pizzico più alto rispetto a quello di DK: Jungle Climber, che unito alla già citata grandezza degli stage non sempre regala un risultato finale bello e piacevole. Ci sono dei frangenti, pochissimi per fortuna, parecchio dispersivi e sottotono che annoiano in controtendenza col divertimento genuino del resto del gioco. Un altro punto a sfavore è sicuramente l'interfaccia, non per colpa di qualche ingenuo errore commesso da Paon bensì per il design del Nintendo DS. Per una questione di comodità, è preferibile giocare Donkey Kong: Jungle Climber, laddove ne abbiate la possibilità, con la prima versione del DS, che dispone di dorsali decisamente più comodi e grossi di quelli ridottissimi del DS Lite. Anche il Game Boy Micro, dall'alto della sua incredibile portatilità, può vantare dei bottoni L e R migliori e più performanti di quelli del dual-screen Nintendo. Una correzione importante arriva sul fronte della longevità. King of Swing era stupendo ma un po' corto come durata, nonostante le varie prove extra che fanno ugualmente parte di Jungle Climber (a tal proposito in multiplayer è sfizioso), e Paon è riuscita a risolvere anche questo problema: svariati mondi a tema ci attendono per una grossa razione di goduria ludica.

Paon come Rare, King of Swing come Donkey Kong Country: un paragone ingombrante e pesante per questioni storiche, ma in fin dei conti, se non fosse per una semplice (si fa per dire!) questione di visibilità, questa nuova serie del primate Nintendo potrebbe tranquillamente ricalcare i fasti della trilogia confezionata dagli ex alleati britannici da un punto di vista di mero successo commerciale. Ma guardiamo alla qualità, cosa più importante, e qui possiamo sollazzarci alla grande. Jungle Climber è un gioco frizzante, divertente ed unico nel suo genere, consigliato di cuore a tutti, che prova a completare il discorso aperto da King of Swing, riuscendoci in certi aspetti ma sbagliandone altri, ma che nel complesso fa una figura di tutto rispetto. Altra perla da raccogliere al volo, e i fans del platform ringraziano.
Voto: 9/10