Il sistema di controllo proposto da Metroid Prime: Hunters già un anno e mezzo fa con la famosa demo inserita in bundle con la console aveva stuzzicato le nostre menti sui monteplici modi in cui poteva essere sfruttato a dovere. Non solo sparatutto in prima persona, ma anche giochi d'azione alla Resident Evil 4, cosa che ha fatto sperare in tanti che sognavano di vedere una versione pocket del gioiello firmato Capcom. Invece nada, la softco nipponica ha per l'ennesima volta mostrato la sua 'seconda faccia', quella dello sfruttamento insensato dei suoi prodotti decidendo così di portare su DS, a 10 anni di distanza dalla prima release, il capitolo d'esordio di Resident Evil. Sarà cambiato qualcosa?

Il primo storico Resident Evil è ambientato all'interno di una tetra magione dove, secondo diversi rumor, la Umbrella sta conducendo segretamente e senza alcuna autorizzazione una serie di esperimenti genetici. La STARS (The Special Tactics and Rescue Squad) viene incaricata di controllare la villa per verificare l'autenticità di quelle voci, ma sul posto le cose si evolveranno nella maniera peggiore, costringendo i protagonisti a cambiare il loro intento: salvare la loro pelle. Resident Evil è stato il primo gioco ad inaugurare il filone dei 'survival horror', avventure ambientate solitamente in una determinata location, angusta e terrificante, popolata da zombie, esseri soprannaturali e mostri dalle fattezze orripilanti. Questo Deadly Silence non si rifà in alcun modo al favoloso remake del gioco uscito su GameCube, bensì è una sorta di commemorazione della versione originale uscita su PlayStation. Infatti l'avventura in modalità Classic è un omaggio al titolo del 1996 e, a parte le dovute migliore grafiche che tratteremo più avanti, non propone nessun cambiamento nelle meccaniche di gioco, tutto è rimasto uguale, nemici, enigmi, armi... anche lo stesso sistema di controllo, che col passare degli anni è diventato ormai macchinoso e, diciamolo tranquillamente, di un'antipatia unica. Certo, il DS ci mette del proprio perchè muovere i personaggi con la croce non è il massimo della vita, ma non è il motivo chiave che penalizza in tal modo i comandi, pesanti ed arrugginiti già per fatti loro. Anche il sistema di puntamento dei nemici è un qualcosa su cui è difficile passare oltre, soprattutto dopo quanto visto e provato con lo straordinario Resident Evil 4: la maggior parte delle volte sembra di sparare nel nulla anzichè contro gli zombie, cosa che snerva non poco anche perchè si sprecano tanti colpi che non piovono dal cielo. L'unica novità è il fatto di poter contare sempre, sullo schermo superiore, sull'aiuto della mappa senza dover interrompere la partita per studiare e preparare il percorso da intraprendere; come nel caso di Castlevania e sicuramente di qualche Metroid classico in futuro questa è una feature utilissima per non spezzare il ritmo di gioco.

Le cose cambiano, seppur non in maniera significativa, nell'avventura in versione Rebirth. Sostanzialmente il gioco è sempre quello, ma a livello di gameplay troviamo delle aggiunte e alcuni cambiamenti. In primis l'inserimento della prima persona, un po' alla Killer7, quando ci sarà da usare il coltello. Indubbiamente è una sorta di compromesso per cercare di proporre un approccio più accattivante dopo quanto fatto con Resident Evil 4, con la volontà di rendere maggiormente interessanti e funzionali i combattimenti. E' un sistema dall'indubbio valore se ci limitiamo a parlare solo della semplice idea, ma che è stato purtroppo implementato con qualche problema di troppo riguardo alla gestione stessa, che avviene tramite il touch-screen. Poi troviamo uno stravolgimento di più della metà degli enigmi della versione originale, che sono stati riadattati per essere risolti tramite l'utilizzo dello schermo tattile e del microfono, e infine la presenza più corposa di nemici, dislocati anche in maniera diversa dall'originale nei vari punti della casa, e come logica conseguenza anche di munizioni e punti di salvataggio, cosa che rende il gioco lievemente più semplice ma che ne aumenta parecchio la godibilità.

In più Resident Evil: Deadly Silence propone alcune modalità multiplayer per un massimo di quattro giocatori (che devono essere necessariamente dotati della propria copia del gioco), sia in cooperativa che in versus. Si tratta di missioni singole, per lo più a tempo, dove l'obiettivo è quello di riuscire a scappare dalla casa. nel caso specifico della cooperativa, tutti i giocatori condividono la stessa barra dell'energia, con la possibilità di aumentare la loro 'potenza' quando si trovano nella stessa stanza. Anche qui siamo su livelli solo accettabili, anche perchè se ci fosse stata l'intera avventura principale da giocare assieme a tre amici avremmo gioito per tanto tempo e ringraziato Capcom ad vitam. Peccato per l'occasione persa, sarebbe stato un motivo imprescindibile per acquistare il gioco oltre che un aspetto che lo avrebbe migliorato tantissimo.

La base su cui è stato sviluppato il gioco è ovviamente sempre la versione PlayStation. Se da un lato gli scenari hanno ricevuto modifiche vicinissime allo zero, godendo solo di una maggiore pulizia e compattezza, gli elementi principali, come tutti i personaggi che fanno capolino sullo schermo, sono stati rivisti e migliorati, con un consistente aumento del numero dei poligoni ed una maggiore definizione grafica. Il tutto mosso senza alcuna incertezza dal DS e con un 'piacere nel guardarlo' merito degli ottimi schermi della console portatile Nintendo. Il sonoro, oltre ai classici temi di sottofondo che servono per enfatizzare l'atmosfera cupa del gioco, propone anche il parlato dei personaggi. Un'aggiunta considerevole ma vanificata dalla qualità pessima del doppiaggio, privo di coinvolgimento e pathos.

Sostanzialmente Resident Evil: Deadly Silence è un buon prodotto, ma per tanti motivi incapace di potersi ritagliare uno spazio considerevole tra i must-have per Nintendo DS. Il gioco accusa pesantemente la sua bella anzianità e nemmeno il tentativo di svecchiamento, che passa soprattutto attraverso la modalità Rebirth ed il multiplayer (piuttosto limitato e poco accattivante come in realtà poteva essere), serve come elisir di eterna giovinezza. Se cercate una bella avventura questo Resident Evil può comunque fare al caso vostro, così come ai tanti aficionados della serie e a coloro che ancora non hanno messo mano sul capitolo d'esordio di Biohazard. Ovviamente la nostra speranza è che Capcom cominci a mettere in moto il suo indiscusso meccanismo creativo, che è quello che amiamo tanto della famosa softco giapponese, creando un episodio inedito di Resident Evil per il DS, magari con le meccaniche del quarto episodio che si adatterebbero senza problemi alla console portatile Nintendo.
Voto: 6/10