Nella sceneggiata napoletana ci sono tre personaggi senza i quali la trama non avrebbe senso di esistere: 'iss', 'ess' e 'o malamente', un tipico intreccio sentimentale in cui c'è un 'lui' (iss), solitamente timido e/o sfigato, che deve riuscire con i suoi pochi mezzi a disposizione a conquistare una 'lei' (ess) contesa anche da un 'cattivo' (o malamente) pronto ad usare qualunque suo mezzo per ottenere la fanciulla. Questo schema triatico è stato utilizzato, sicuramente in maniera involontaria per ovvie ragioni geografiche, anche dal Sonic Team per questo The Rub Rabbits!, seguito di Project Rub e secondo capitolo di una tempestosa love story che ci offrirà nuovi ingredienti e un'ulteriore bella razione di demenza e pazzia espandendo un universo ancora lungi dal mostrare tutti i suoi lati migliori, ma che con questo sequel pone dei tasselli importanti per il suo futuro. Questa volta sarà amore sul serio?

La storia, nella parte iniziale del gioco, non si discosta molto da quella narrata nel prequel: un tenero giovanotto deve conquistare la bella di turno della quale se ne innamora perdutamente e, pur di attirare la sua attenzione e uscir fuori da una condizione anonima e di semi-invisibilità in cui si aggira come un fantasma, è pronto a mettersi in mostra nei modi più disparati (e irrazionali) che ci possano essere, cercando al tempo stesso di vincere la concorrenza di una folta schiera di pretendenti. E fino a qui nulla di nuovo, un copione già visto e senza clamorosi colpi di scena, con l'amore tra i due che diventerà presto realtà (che fatica!) dando l'impressione di poter durare in eterno... quando all'improvviso, sul più bello come direbbero alcuni, spunta il terzo incomodo, quello che in fase di introduzione abbiamo definito come 'o malamente'. Si tratta di una seconda fanciulla, dall'aspetto puro e candido, che si invaghisce del ragazzotto e lo vuole tenere tutto per sè strappandolo con forza alla sua morosa. Per fare questo la tipa, in realtà di animo diabolico e malvagio, prepara un perfido piano pur di raggiungere a tutti i costi il suo obiettivo, servendosi anche di robot e pozioni strane, ma il suo è un tentativo non del tutto facile visto l'impegno e la tenacia del nostro alter ego (che come tutti i personaggi del gioco avrà il volto nero con 'lineamenti' non precisi, scelta voluta dagli sviluppatori per una maggiore immedesimazione nelle vicende raccontate) di salvare la pelle sua e del suo tanto sudato amore. Così come Project Rub, anche in questo seguito l'avventura principale sarà suddivisa in capitoli (qui siamo sopra i 35) ognuno dei quali rappresentato da un minigame da completare (secchi o da superare per cinque volte di fila a più livelli di difficoltà), orientato a sfruttare tutte le features esclusive del DS o solo alcune in particolare, oltre a richiedere di impugnare la console in tre modi differenti (normale, alla rovescia o a mò di libro come in Brain Training). La varietà di questi minigiochi è ovviamente uno dei cavalli di battaglia di The Rub Rabbits! e il risultato è molto soddisfacente. Difatti ogni volta ci si imbatterà in qualcosa di nuovo e pazzo ma pur sempre ricco di quell'alone di follia e demenza che copre la produzione Sega, tipo la prova della rosa da far annusare alla donzella, o quella dei tori inferociti che bisogna eliminare prima che vi vengano addosso o ancora il giochetto della cerbottana per far fuori gli altri ragazzi che vogliono sottrarvi la fanciulla, e compagnia cantando. Tutto molto bello, come detto prima, e diverse spanne sopra l'episodio che accompagnò il lancio del DS che si dimostrò piuttosto scialbo non andando oltre l'idea originale con la quale puntava di catturare l'interesse del pubblico (riuscendoci ma deludendo tantissimo). L'aspetto che però non convince affatto è il livello di difficoltà di questi minigiochi, mai bilanciato in maniera precisa: ci sono delle prove molto facili, altre normali e ben calibrate, altre difficili e diverse frustranti all'inverosimile che richiedono di essere giocate una marea di volte prima di essere superate. Spesso è un problema relativo alla natura stessa del giochetto e, più precisamente, al suo funzionamento, ma in alcuni casi si vede lontano un miglio che si tratta di un errore degli sviluppatori e della loro opera di ottimizzazione mal riuscita. Ogni minigame completato vi regalerà dei punti cuore da utilizzare per sbloccare vestiti, costumi, calzature, capigliature e cappelli extra per la vostra donnina virtuale (da applicare a proprio piacimento nella modalità 'maniaco'), e potrà essere giocato al di fuori della storia principale per cercare il record definitivo; alcuni di questi supporteranno pure il multiplayer in wireless per sfide in compagnia di altri tre giocatori. L'avventura non è un mostro di longevità, al massimo potrà durare un quattro orette, e non offre spunti per essere rigiocata all'infinito, ma si sa che la natura di questa serie è quella di occupare i minuti vuoti prestandosi alla perfezione a sessioni brevi e intense che al tempo stesso non vogliono rinunciare a divertire, cosa che The Rub Rabbits! riesce a fare bene.

Tra le modalità extra presenti, che non sono poche anche se non tutte brillanti e 'utili', ce n'è una molto particolare e sfiziosa che vale la pena riportare per semplice curiosità e che trae origine dal nome della versione giapponese di questo The Rub Rabbits!, traducibile in italiano con un 'Da dove vengono i bambini?', una domanda storica che assilla non poco i genitori quando si ritrovano i propri bambini che gliela pongono. Sega, proprio in tal senso, ci offre una sua personalissima e originale rilettura di questo evento in The Rub Rabbits!: i bambini nascono dalla torte, sbucando fuori come succede con le sorprese all'interno delle uova di Pasqua. Si, proprio così, è una visione stramba ma è quanto avviene nella modalità 'concepimento' in cui una coppia di giocatori, preferibilmente un lui e una lei, deve impugnare il DS sui due lati, così che uno interagisca col pulsante L e la croce e l'altro col dorsale R e i quattro pulsanti, con l'obiettivo comune di tagliare perfettamente la torta dalla quale nascerà il pupo. Il piccoletto sarà dotato di una personalità propria, conseguenza della 'performance' di taglio, e potrà dimostrare più simpatia e affetto nei confronti di uno solo dei due 'genitori', o in egual modo si legherà ad entrambi con un'affinità forte. Insomma, può anche essere un simpatico diversivo per attaccare bottone, no?

Dal punto di vista tecnico il gioco, seguendo le orme del primo episodio, è incriticabile. Uno stile unico, prima fonte di carisma e personalità della serie, che rievoca ai colori e alle tinte tanto in voga negli anni '70, con una realizzazione impeccabile ed esteticamente valida su ogni fronte, tenendo conto anche del maggior uso del 3D rispetto a Project Rub. Stesso discorso anche per l'audio, che tra effetti sonori e musiche riesce sempre a risultare simpatico e demenziale creando un amalgama perfetto col contesto, anche se, sulla lunga distanza, tenderà a diventare molto ripetitivo a causa di una tracklist ridotta all'osso. Anche la storica Carmen, che fa da sottofondo a molti minigames, rischia di diventare insopportabile e odiosa.

The Rub Rabbits! riesce laddove Project Rub aveva in un certo senso fallito, proponendo sì la stessa formula di gioco del prequel ma sfruttando con più decisione il potenziale e il fascino a disposizione di questa promettente serie, e la differenza è evidente: più curato, più vario, più completo, più divertente, più geniale e con un sacco di cose da fare in più, oltre alla bizzarra storia principale. Se avete amato il primo (nonostante i tanti difetti di 'gioventù'), a maggior ragione questo seguito deve essere vostro; se siete dei fanatici dei giochi 'sopra le righe', anche qui non avete di che pensare; se siete andati su di giri per la pazzia di Wario Ware, allora resterete molto contenti dell'altrettanto folle esperienza offerta da The Rub Rabbits!, in attesa di ulteriori risvolti su questa intricata vicenda amorosa...
Voto: 8/10