Goombella's Files #1
La telenovela dello SNES CD
Goombella, si sa, è una studiosa minuziosa e attenta che ama andare alla ricerca di preziosi tesori e scoprire delle verità mai svelate. Per questo abbiamo deciso di 'ingaggiare' l'ormai prossima laureata in archeologia come spia per scovare nei segretissimi archivi di Nintendo tutta la verità (e qualcosa in più) su alcuni avvenimenti ancora oggi particolarmente chiacchierati. La prima ricerca condotta da Goombella riguarda la 'telenovela' dello SNES CD, una vicenda che, a diversi anni di distanza, conserva diversi punti oscuri che hanno dato vita ad una serie di supposizioni e rumor la cui valutazione è incerta ma che bisogna comunque non scartare visto che non hanno mai trovato una smentita ufficiale da parte dei protagonisti coinvolti in questa storia. Vediamo assieme il resoconto della nostra reporter, buona lettura!

Qualcuno dice che la storia inizia col CD-i; ufficialmente tutto cominciò a causa del crescente uso dei cd-rom e dell'emergenza dei supporti multimediali che dovevano memorizzare giochi, musica, film e molto altro ancora. Il CD-i è la console realizzata da Philips e Sony a metà degli anni '80. In verità fu Philips ad accollarsi il 90% dello sviluppo della macchina mentre Sony, non avendo gradito la cosa, stracciò l'accordo già nelle fasi iniziali di progettazione. Le male lingue affermarono che Sony decise volutamente di comportarsi così perchè il suo obiettivo era semplicemente quello di imparare e capire i meccanismi che si celano dietro allo sviluppo di una console di videogiochi, vista la volontà del colosso nipponico di lanciarsi in questo 'nuovo' mercato. Nel 1988 Sony si accordò con Nintendo per lo sviluppo del chip audio del Super Nintendo. Il primo passo di questa partnership fu fatto da Sony nella figura di Ken Kutaragi che, affermando la sua totale insoddisfazione nella tecnologia portante del NES, propose alla Casa di Kyoto alcuni progetti sui quali Sony stava lavorando durante quel periodo. Il patto tra le due compagnie includeva anche che, nell'eventuale decisione di creare un add-on per leggere i cd-rom, sarebbe stata Sony ad occuparsi dello sviluppo di questa espansione. Sony iniziò subito a lavorare sulla sua 'console' che doveva sfruttare la tecnologia Super Disc. La macchina, secondo contratto, doveva uscire solo 18 mesi dopo la release del 16bit Nintendo, doveva essere in grado di far girare sia le cartucce dello SNES che i giochi su cd e, fatto ancora più importante, l'esclusiva di quella tecnologia con tutti i guadagni doveva appartenere solo ed esclusivamente a Sony. Intanto Hiroshi Yamauchi affermò che parte del futuro dei videogiochi sarebbe dipeso proprio dall'utilizzo dei cd-rom e dei supporti digitali e decise di mettere a disposizione dei team di ricerca e sviluppo budget imponenti per esplorare nuovi modi di utilizzare questa tecnologia. Nintendo però, in virtù di quel contratto, non aveva alcun diritto di lavorare sulla parte tecnica, neanche per scopi personali, e Yamauchi evitò di azzardare alcuna mossa pensando di imbrogliare Sony, senza sapere però che qualche tempo dopo sarebbe stata proprio Sony a fregare platealmente Nintendo. Il contratto, infatti, era stato redatto dagli avvocati di Sony in maniera tale che tutti i guadagni derivanti dai giochi SNES su cd sarebbero andati a Sony, lasciando a Nintendo nemmeno le briciole. Nintendo, per chissà quale ragione, forse per disattenzione o altro, comunque accettò quelle svantaggiose condizioni, una cosa che ancora oggi lascia interdetti.

La Casa di Mario cominciò però a manifestare qualche preoccupazione in merito alla vicenda, visto che ormai Sony aveva spudoratamente confessato le sue reali intenzioni. Quando divenne evidente che i cd-rom non avrebbero cambiato nulla, Yamauchi si rese conto che l'accordo con Sony avrebbe recato solo danni a Nintendo. Così il Maggio del 1991 Howard Lincoln di Nintendo of America e Minoru Arakawa, in tutto segreto, volarono ad Eindhoven per incontrare i vertici di Philips per raggiungere una partnership tra le due parti. L'incontro ebbe successo ed il contratto firmato si basava soprattutto su due punti: Philips doveva sviluppare un add-on a cd per lo SNES e al tempo stesso poteva sfruttare alcuni marchi di Nintendo per realizzarne dei giochi per il suo CD-i, console uscita poi l'Ottobre di quell'anno. Con quel contratto Nintendo aveva più libertà di gestire l'intera situazione oltre che ad avere la maggior parte degli introiti ricavati dall'add-on. Nel frattempo Nintendo of America stava ultimando i preparativi del lancio americano del Super Nintendo che avrebbe avuto luogo il 9 Settembre 1991. In occasione del Consumer Electronics Show di Chicago (Giugno 1991), Nintendo presentò per la prima volta su suolo americano lo SNES, ma l'evento vide anche la conferenza stampa di Sony, nella quale fu annunciata ufficialmente la Play Station, console in grado di far girare tutti i giochi su cartuccia dello SNES e tutto il software su Super Disc. La macchina doveva espandere la concezione di 'intrattenimento domestico': non solo videogiochi, ma anche film e musica; a tal proposito Sony non perse tempo a incaricare Sonic Music e Columbia Pictures di sviluppare software per la Play Station. Olaf Olafsson, responsabile in quel periodo di Sony Electronic Publishing, fu visto più volte sul set di Hook, il film di Peter Pan diretto da Steven Spielberg, probabilmente per capire come adattarlo in un videogioco, rilasciando poi questo breve commento: "Il mercato dei videogiochi sarà sicuramente molto più interessante grazie a Play Station e ai Super Disc di Sony. Abbiamo il controllo di tutto e possiamo gestire la cosa come meglio vogliamo". Dopo questa dichiarazione Nintendo si convinse definitivamente sulla prossima mossa da fare. Sony intanto, non contenta del guazzabuglio creato, cominciò a richiedere a gran voce anche gli interi guadagni derivati da quei giochi che sfruttavano il suo chip audio per lo SNES. Per Nintendo la cosa si stava incredibilmente aggravando e ormai non c'erano più dubbi: Sony aveva giocato sporco. Il giorno dopo l'annuncio di Sony al CES, Nintendo e Howard Lincoln organizzarono un incontro con la stampa per rendere pubblico l'accordo raggiunto il mese prima con Philips, rivelando che la tecnologia sviluppata dal colosso europeo, acerrimo rivale di Sony dopo la vicenda del CD-i, era superiore a quella del casa giapponese. Sony non perse tempo e avviò dei contatti con Nintendo per avere una spiegazione razionale a quell'annuncio: Nintendo se ne fregò altamente e rifiutò qualunque tipo di comunicazione con Sony.

A causa delle ripercussioni legali del contratto firmato con Sony, Nintendo rischiava tanto, visto che l'intera comunità economica giapponese stava preparando una reazione durissima ai suoi danni. Nintendo aveva 'disintegrato' quella tradizione (che non è una legge scritta, sia chiaro) secondo la quale due società nipponiche non possono diventare rivali favorendo un competitor straniero. Sony cercò di far cambiare idea a Nintendo, ma la Casa di Kyoto non ne volle sapere nulla, la sua partnership con Philips era valida e solida e non avrebbe avuto nulla a che fare col progetto Play Station di Sony. Alla fine Nintendo e Sony alzarono bandiera banca e decisero, per il bene comune, di restare 'amiche'. Nintendo continuò a sfruttare il chip audio di Sony nel suo SNES, mentre la Play Station poteva far girare i giochi del Super Nintendo (Sony pensò bene che quell'aggiunta era fondamentale per il successo della sua macchina). Successivamente emerse che l'accordo tra Nintendo e Philips rappresentava per l'azienda di Yamauchi un modo per 'prendere tempo' in modo da cambiare le condizioni del contratto con Sony (come i guadagni sui giochi su cd) la quale, però, non volle assolutamente rivedere la sua (vantaggiosa) posizione. Nintendo cominciò a studiare delle alternative per rompere quel contratto senza incappare nelle ripercussioni della legge giapponese. Grazie al fondamentale apporto di Howard Lincoln, Nintendo riuscì a liberarsi abilmente di quel macigno e proseguì con Philips i lavori dello SNES CD. Intanto il Super Nintendo fu rilasciato negli USA.

Quando si rese conto che doveva fare a meno di Nintendo, Sony decise che era arrivato il momento di mostrare al mondo intero cosa sapeva fare. Al Tokyo International Electronics Show dell'Ottobre 1991, Sony tenne uno show in cui presentò la sua console, studiata per lo svago ma anche per l'istruzione, annunciando a tal proposito anche una serie di titoli a scopo educativo. Nessun gioco vero e proprio fu mostrato perchè Sony proprio in quel periodo stava intavolando delle discussioni con alcuni publisher affinchè sviluppassero su Play Station. E siccome la macchina aveva conservato quella possibilità di leggere tutti i vecchi giochi del Super Nintendo, Sony annunciò anche una data d'uscita provvisoria per la sua macchina: Estate 1992, sei mesi prima della release dell'add-on per SNES di Nintendo e Philips. Nel Gennaio 1992, Nintendo annunciò definitivamente la fine del suo rapporto con Sony; quattro mesi dopo, al CES di Chicago, Nintendo e Philips consolidarono la loro partnership e comunicarono che lo SNES CD avrebbe debuttato sul mercato durante il periodo natalizio di quell'anno (poi successivamente venne rimandato ai primi mesi del 1993). Sony, per ripicca, annunciò di aver raggiunto un accordo con Sega, rivale di Nintendo, per sviluppare alcuni giochi in esclusiva sul MegaCD, l'add-on del MegaDrive uscito in Giappone nel Dicembre 1991. Nell'Ottobre del 1992, tutti i publisher di videogiochi mostrarono il loro totale disappunto per tutti questi supporti che stavano invadendo il mercato e chiesero ai produttori hardware coinvolti nella 'console war' di quel periodo di realizzare un solo supporto; tale decisione poteva dipendere solo ed esclusivamente da un fattore, una nuova partnership tra Nintendo e Sony. Hiroshi Yamauchi rifiutò la proposta, ma dichiarò la sua disponibilità, assieme a Sony e Philips, per creare uno standard di cd valido in tutto il mondo. Nintendo venne premiata così con la possibilità di gestire, guadagni compresi, tutti giochi per la Play Station di Sony e lo SNES CD di Philips, mentre Sony ebbe lo stesso privilegio ma solo per il software 'non giocoso' del suo hardware, quindi film, musica ed altro. Dopo questo accordo Sony dichiarò: "Dobbiamo essere a tutti i costi i partner di Nintendo, anche per la vittoria che hanno ottenuto nelle console a 16bit. Vogliamo farci conoscere a tutti coloro che giocano con le console Nintendo". La riunione che ebbe luogo tra Nintendo, Sony e Philips scaturì nell'annuncio dello SNES Nintendo Disk (conosciuto anche come Philips CD-ROM XA). La console avrebbe proposto un supporto unico (un ibrido tra cd e cartuccia), oltre che a presentare 32bit di potenza (contro i 16 del MegaCD di Sega). Nintendo non fu mai particolarmente entusiasta di sviluppare questa console data la volontà di Yamauchi di puntare ancora sulle cartucce, visto il doppio insuccesso di Sega col MegaCD e di NEC. Durante il mese di Agosto, Nintendo annunciò l'avvento del chip SuperFX, sviluppato con Argonaut; a causa di questa nuova notizia, il Nintendo Disk subì ancora dei ritardi visto che bisognava migliorare la tecnologia rendendola superiore a quella del chip S-FX. Nel Maggio 1993, Nintendo rilasciò l'ultima tranche di informazioni relative al Nintendo Disk: uscita prevista per fine 1994 al prezzo di circa 200 dollari, 540 megabyte di spazio sui cd e numerosi giochi in fase di sviluppo. Si parlò più volte dei nuovi episodi di Mario, Zelda, Final Fantasy e Street Fighter. Nintendo poi rivelò che avrebbe presentato l'add-on in occasione del CES di Chicago: la promessa non fu mantenuta e Nintendo annunciò piuttosto nuovi giochi per il Super Nintendo, come la compilation Super Mario All-Stars e Stunt Race FX, che sfruttava il chip SuperFX.

Nel Dicembre di quell'anno Nintendo clamorosamente comunicò che tutti i suoi progetti per il Nintendo Disk e qualunque altro add-on per lo SNES erano stati cancellati. Quasi tutte le risorse a disposizione di Nintendo erano ormai al lavoro sul Nintendo 64 e l'accordo tra la Casa di Mario e Silicon Graphics (SGI) siglato nell'Agosto 1993 aveva ormai reso inutile lo sviluppo di quell'add-on, che sarebbe stato un prodotto obsoleto ancor prima di uscire. Nintendo, Philips e Sony chiusero definitivamente la faccenda e si mormora che il Nintendo Disk non abbia nemmeno visto un prototipo. Sony abbandonò anche il suo progetto Play Station che non uscì mai dalla fabbrica, anche se si parla di 200 esemplari realizzati; tutto il software in sviluppo venne cancellato evitando altre perdite di tempo e denaro. Steve Race, che rivestiva la carica di CEO di Sony Computer Entertainment America durante quel periodo, così si pronunciò: "Visto che l'accordo con Nintendo non ha portato a nulla, abbiamo deciso di rimandare i nostri piani alla prossima generazione di console. Generalmente una console può durare massimo sei/sette anni, quindi ecco il motivo della fine del Nintendo Disk". Le esperienze accumulate con Nintendo, Philips e Sega avevano giovato tanto a Sony, che ora poteva contare su delle conoscenze che prima non aveva. Dopo due anni, Sony annunciò la 'nuova' PlayStation, che questa volta non era un semplice add-on bensì una console vera e propria, dotata di 32bit di potenza, che doveva battere la concorrenza di Nintendo e Sega. Il colosso giapponese cancellò quindi tutti i giochi che aveva in lavorazione su Super Nintendo e MegaDrive e si dedicò solo ed esclusivamente al suo nuovo hardware. E poi le cose sono andate come tutti sanno...

