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Goombella's Files #12

L'occasione sprecata dal GB Micro

 

Il Game Boy Micro è il terzo modello del Game Boy Advance, il 32bit portatile di Nintendo che ha (provvisoriamente?) scritto la parola fine alla serie dei Game Boy per l'incredibile successo del DS. Idealmente la 'nuova' consolina doveva rappresentare un'iniziativa mirata ad allungare ulteriormente la vita del GBA (non a caso il nome in codice del progetto era Oxygen, 'ossigeno'), ma 'tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare' ed ecco che tutti gli intenti iniziali della Grande N sono stati vanificati da scelte completamente infelici e insensate. Con Goombella andiamo ad analizzare il fallimento del Game Boy Micro, fermo restando che il piccolissimo handheld resta e resterà sempre una console stupenda, per certi versi il portatile definitivo in quanto capace di incarnare a 360 gradi la filosofia tascabile del videogaming. Buona lettura!

 

* Uscita: Il Game Boy Micro ha segnato il suo debutto nel Settembre 2005 in Stati Uniti e Giappone e due mesi dopo in Europa. In pratica troppo tardi per dare continuità al progetto GBA vista la contemporanea presenza del neonato DS, disponibile da ormai un anno. E' anche vero che il dual-screen tascabile aveva grossi problemi nell'affermarsi (specie in Occidente), tanto da rimandare la consacrazione definitiva, con ko finale alla PSP, solo all'anno successivo con la release del DS Lite. L'errore di Nintendo, crediamo 'concepito' in totale buona fede con una valutazione sbagliata dell'andamento futuro del mercato pocket, nasce dal presupposto che, col GBA SP ampiamente sugli scudi, bastava una nuova revisione per vendere vagonate di console e far migrare una parte sostanziosa del pubblico. Così non è stato e la gente ha preferito restare sul Game Boy Advance SP, in auge fino ai primi mesi del 2007 con vendite a dir poco sensazionali, e/o passare direttamente alla newgen del DS.

 

* Prezzo: Come si poteva pensare di conquistare nuovi acquirenti, e convincere i milioni di possessori del Game Boy Advance SP, mettendo un prezzo di 99 dollari in America e 99 euro in Europa? Nintendo ha fatto paurosamente cilecca. Si può tranquillamente dire che la Grande N ha peccato di presunzione sopravvalutando un hardware i cui bassissimi costi di produzione non rispecchiavano in alcun modo la cifra finale nei negozi, nonostante una minima giustificazione arrivasse dagli eccellenti materiali usati e dalla ugualmente superlativa realizzazione (qualità eccelsa dello schermo e della retroilluminazione, pulsantiera e croce direzionale comode e precise, impianto audio potenziato). Un prezzo base di 69€, magari in bundle con un gioco (tipo un Super Mario Advance qualsiasi) avrebbero rappresentato una spinta notevole per convincere il potenziale acquirente a diventare un contento possessore del Game Boy Micro. Ma vedere un 'cosettino' come quello prezzato alle stelle ha effettivamente creato il panico.

 

* Distribuzione: La natura 'free' del Game Boy Micro, con le sue dimensioni minuscole e una portatilità senza precedenti, potevano consentire di vendere la console attraverso altri canali di distribuzione al di fuori dei tradizionali negozi specializzati, puntando su luoghi commerciali alternativi a quelli visitati dalla clientela abituale dei Game Boy e dei videogames in generale. Un esempio lampante ci è dato dalle piccole tabaccherie, che di giocattoli elettronici, di marca e non, ne vendono parecchi.

 

* Valorizzazione: Altra imperdonabile colpa di Nintendo è stata la mancata valorizzazione del prodotto. Il Game Boy Micro godeva di un potenziale notevole, bruciato non solo per i motivi sopra descritti ma anche per l'incapacità di mettere in risalto le sue straordinarie qualità, per certi versi differenti da quelle dei precedenti esponenti della famiglia Game Boy. Doveva diventare un fenomeno di culto grazie alle mascherine intercambiabili che Nintendo, per prima, ha rinunciato a spingere già dall'uscita. Le uniche cover ufficiali se le sono beccate gli americani, i quali ne hanno trovate tre aggiuntive all'interno della confezione della console. Poco è stato fatto sul fronte della pubblicità, con Nintendo che ha preferito investire (a ragione, indubbiamente) sul promoting del DS. Forse solo i giapponesi hanno beneficiato di una dose credibile di promozione nel periodo di lancio e/o in occasione dell'uscita di alcune edizioni limitate fantastiche (la Famicom Edition con logo celebrativo dei venti anni di Mario, oppure le versioni dedicate a Mother 3 e Final Fantasy IV). Ma lanciare una console al buio, senza il minimo supporto mediatico, è come darsi volontariamente la zappa sui piedi... autolesionismo puro, si direbbe. Una grande fetta di pubblico ha visto il piccolo gioiellino come un alieno atterrato in mezzo ad una piazza affollata. Chi è? Che vuole? Che è venuto a fare? Sostanzialmente gli stessi dubbi postisi dei giocatori nel vedere questo giocattolino dal design tanto semplice quanto affascinante, con difficoltà enormi nel decifrarne l'utilità e lo scopo. La stessa assenza dell'Advance nel nome ha indotto molti a vederlo come un corpo estraneo alla famiglia dei GBA, di cui fa ovviamente parte come 'terzo figlioletto'.

 

* Morale: Il Game Boy Micro ha venduto un'inerzia, meno di 2 milioni e mezzo di esemplari in tutto il mondo, cifra ancor più minuscola se si considera l'intera base installata raggiunta dal Game Boy Advance e dal successivo GBA SP, composta da più di 80 milioni di consoline. Era un prodotto che, in gergo, 'si vendeva da solo' per l'innegabile fascino e per la comodità scaturita dalle sue indiscutibili qualità. Però serviva una spinta importante per fare breccia nel cuore (e nel portafogli) delle persone. Nintendo ha sbagliato tutto non trasformando le sue ottime intenzioni in fatti concreti.

 

* Meaculpa: E' stato, e non poteva essere altrimenti, il Presidentissimo Satoru Iwata ad esprimere tutta la delusione  per la mancata occasione sprecata col Game Boy Micro. Ecco quanto esternato durante il Nintendo Corporate Management Briefing del 2006 (link alla pagina 'incriminata'): "Le vendite del Game Boy Micro non hanno incontrato quelle che erano le nostre previsioni iniziali. Ha avuto dei periodi positivi ed altri negativi, sia in Giappone che nel resto del mondo. In Giappone all'inizio le vendite sono state molto buone, facendoci pensare che potesse affermarsi come una realtà forte per il futuro. Ma verso la fine del 2005 Nintendo ha dedicato tutta la sua attenzione al marketing del DS e questo ha penalizzato non poco il Game Boy Micro. Nel resto del mondo, invece, non siamo stati abili nel comunicare la reale natura di questa console. Per essere più precisi, presentammo il GB Micro per la prima volta al pubblico nel corso dell'E3 2005 e la gente ne è rimasta piacevolmente impressionata. Purtroppo ci siamo lasciati ingannare dai feedback di sviluppatori, publisher e addetti ai lavori che avevano pronosticato il successo della console, e ciò ci ha portato a non stravolgere le nostre iniziative di marketing, senza rivederle in base alla caratteristiche uniche di questo piccolo hardware. Solo chi ha provato in prima persona questo handheld è in grado di restarne affascinato, mentre il resto dei consumatori lo ha valutato senza averlo avuto tra le mani. In sostanza abbiamo fallito nel trasmettere al pubblico le sue potenzialità e probabilmente il motivo principale di questo insuccesso è stato il DS, sul quale abbiamo focalizzato il nostro interesse. In futuro cercheremo di non commettere più errori simili e di stimare per bene il potenziale di tutti i prodotti che rilasceremo sul mercato".

 

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