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Goombella's Files #9

Lo sgambetto della Universal

 

Fino a questo momento abbiamo tralasciato gli innumerevoli casi giudiziari in cui Nintendo, attivamente o passivamente, è stata coinvolta, processi che in realtà non devono colpire più di tanto visto che toccano tutte le grandi compagnie per cause giuste e altre un po' meno. Oggi parliamo del primo grande 'affaire' della Nintendo videoludica, con quel tedioso tentativo della Universal Studios di papparsi tutta la torta di Donkey Kong accusando la Grande N di aver violato i diritti relativi a King Kong. Come sono andate le cose? Goombella ci racconta tutto...

 

Corre l'anno 1982 e Sid Sheinberg, presidente della Universal Studios e avvocato (ormai ritiratosi dall'attività) di grande successo con alle spalle una lunga esperienza, annuncia l'intenzione di lanciare la sua compagnia nel promettente mercato dei videogiochi. Benchè non avesse alcun tipo di conoscenza del settore, Sheinberg è pronto a giocarsi tutte le carte a sua disposizione, e non solo quelle, pur di conquistare la scena. Nell'Aprile sempre dello stesso anno l'ex avvocato viene a conoscenza del successo che vede protagonista il cabinato di Donkey Kong e decide così di incaricare Robert Hadl, uno dei responsabili legali della Universal, per investigare sulla possibilità o meno di portare Nintendo in tribunale. Motivo? Secondo Hadl, Nintendo avrebbe copiato spudoratamente vari contenuti di King Kong (storia e personaggio principale in primo luogo) per proporli nella sua hit e quindi meritava di pagare a caro prezzo l'infrazione compiuta. Qui fa il suo ingresso nella storia Coleco, alleata di Nintendo nella distribuzione del cabinato di Donkey Kong e oggetto di possibili investimenti in ambito videoludico da parte proprio della stessa Universal: in data 27 Aprile ha luogo l'incontro tra Sheinberg e Arnold Greenberg, presidente di Coleco, un meeting organizzato in apparenza col semplice scopo di gettare le basi per una forte partnership futura ma che diventa invece un tranello teso da Universal per mettere in guardia Coleco, a rischio di guai legali se avesse continuato a produrre il gioco. Non passa nemmeno un giorno da quel faccia-a-faccia che la minaccia di Universal e di quella volpe di Sheinberg diventa realtà: entro 48 ore Nintendo e Coleco avrebbero dovuto cessare qualunque tipo di attività legata al marchio Donkey Kong e 'regalare' a Universal tutti i profitti ricavati dal gioco.

 

Il 5 Maggio Greenberg tenta di cercare una soluzione per non aggravare ulteriormente la situazione e così offre a Sheinberg il 3% dei proventi totali derivati dalle vendite di Donkey Kong, una somma che si aggirerebbe attorno ai cinque milioni di dollari per sei milioni di unità vendute; una settimana dopo, questa 'mossa' viene formalizzata tramite un comunicato stampa ufficiale di Coleco in cui si rivela che, finchè verranno pagate quelle royalty a Universal, la compagnia non avrebbe potuto, in alcun modo, essere perseguita legalmente. Nel frattempo Hadl scopre che la Tiger ha ottenuto la licenza, per di più in via esclusiva, di realizzare un gioco portatile dedicato proprio a King Kong; prevedendo vendite scarse del prodotto, Universal decide di mandare all'aria quella concessione e consegnare il progetto a Coleco. Ma gli ostacoli sono ben due: il primo è che il gioco è una copia spudorata di Donkey Kong e, secondo, che la Tiger non ne vuole sapere nè di rivedere lo sviluppo nè di rinunciare all'esclusiva; O.R. Rissman, presidente di Tiger, rincara la dose annunciando di essere il proprietario assoluto del marchio King Kong ed è pronto a dare battaglia pur di difendere questa sua posizione: è l'8 Maggio e il caos  sembra diventato una prerogativa di questa palese montatura creata da Universal.

 

Ma Nintendo, che fine ha fatto? La difesa della società viene affidata a Howard Lincoln, futuro membro di spicco di Nintendo of America nonchè uno dei responsabili assoluti della succursale statunitense della Grande N, il cui primo compito è quello di evitare di riempire il conto della Universal con l'esborso di 5/7 milioni di dollari in royalty. Ma Lincoln non ci sta e annuncia che la sua sarebbe stata una difesa votata all'attacco, convincendo anche Minoru Arakawa, boss di Nintendo of America, di lottare senza esitazioni per dimostrare di avere ragione. Il 6 Maggio i due riescono ad organizzare un incontro con Coleco e Universal in quel di Los Angeles per trovare una soluzione che possa accontentare tutti. Da una parte Hadl ribadisce nuovamente che Donkey Kong infrange la proprietà intellettuale di King Kong, dall'altra Lincoln lo mette a conoscenza che esistono da diversi anni decine e decine di imitazioni incontrollate del marchio; alla fine nulla cambia e, anzi, Universal aumenta la richiesta di royalty che Nintendo avrebbe dovuto sborsare. Lincoln si mette a lavoro per capire quali siano realmente i meriti e i benefici della Universal con King Kong, scoprendo poi che questi non esistono. Nintendo organizza così un nuovo incontro per il 21 Maggio: Sheinberg, credendo nella resa di Nintendo, intima Lincoln di mollare tutto per evitare ulteriori guai, ma il difensore Nintendo gli esprime invece che la Universal non ha alcun appiglio per fare causa alla Grande N, affermando che "Nintendo non pagherà alcuna somma semplicemente perchè non ha fatto nulla di sbagliato; è buffo che Hadl sia dell'opinione che noi abbiamo raggiunto un accordo sottobanco per chiudere la faccenda, e infatti la sua reazione quando ha saputo la reale versione dei fatti è stata di assoluta sorpresa". Hadl intanto prova a tutti i costi a raggiungere un compromesso con la Tiger per il videogioco portatile di King Kong: il suo obiettivo è ovviamente di strappare l'esclusiva e modificare totalmente il progetto, fino a quel punto una copia 'perfetta' di Donkey Kong che avrebbe rischiato di far nascere una 'controcausa' da parte di Nintendo. Rissman, la persona che ha aiutato Tiger ad acquisire la licenza di King Kong, decide di varare le seguenti modifiche: al protagonista viene messo un cappello da pompiere, i barili sono sostituiti con delle bombe, e il design generale dei livelli subisce un cambiamento di cosmesi. Il nuovo look del gioco viene approvato agli inizi di Giugno.

 

Il 29 Giugno 1982 Universal intenta ufficialmente una causa contro Nintendo e annuncia il passaggio della licenza di King Kong a Coleco. Il 3 Gennaio 1983 la compagnia di Sheinberg invia a Nintendo una lettera con tre opzioni: smettere di produrre Donkey Kong e 'uccidere' di conseguenza il marchio, pagare Universal per ottenere la licenza, o subire la causa. Lincoln non resta a guardare e ingaggia l'avvocato John Kirby per rappresentare Nintendo in tribunale. Kirby, che in precedenza aveva difeso con successo aziende come la Pepsi, ricostruisce minuziosamente le fasi dello sviluppo di Donkey Kong, raccogliendo anche le deposizioni di Shigeru Miyamoto e Hiroshi Yamauchi; proprio Miyamoto rivela che in un primo momento voleva chiamare lo scimmione King Kong, affermando che quel nome veniva usato correntemente in Giappone per 'rappresentare' tutte le scimmie di grosse dimensioni. Lo scontro tra la Universal e Nintendo ha luogo presso il Tribunale di competenza del distretto sud di New York, presieduto dal giudice Robert W. Sweet. Il processo dura sette giorni nei quali la Universal, rappresentata dal noto studio legale Townley & Updike, espone la sua versione dei fatti: il nome Donkey Kong è una copia di King Kong, idem per storia e personaggi. Kirby invece dimostra la marea di differenze che ci sono tra King Kong e Donkey Kong e conferma che la Universal non è in possesso di alcun diritto sui personaggi di King Kong, citando una vecchia causa in cui la compagnia di Sheinberg aveva perso contro la RKO Pictures sempre in merito all'utilizzo del cast del film, definito dal giudice di quel processo come di 'pubblico dominio'. La sentenza finale di Sweet segna la vittoria di Nintendo: la Universal non è proprietaria dei diritti di King Kong ma, anche se lo fosse, il nome non è riconducibile in nessun modo a Donkey Kong; inoltre, tracciando le differenze tra i due personaggi, Donkey Kong viene definito come comico e divertente, mentre King Kong come una bestia cattiva e feroce. Secondo il giudice, Donkey Kong è al massimo una parodia di King Kong. La mazzata arriva quando Sweet afferma che Nintendo è nella posizione di chiedere dei danni per le minacce subite da Universal e che il gioco di King Kong della Tiger infrange la proprietà intellettuale di Donkey Kong. Nintendo incasserà in prima battuta quasi 60 mila dollari, più un'altra barca di soldi tra danni morali e risarcimento delle spese legali.

 

Il 23 Maggio 1984 arriva il primo appello di Universal, che costruisce la sua difesa sempre sull'ambiguità del nome Donkey Kong e sul fatto che sia troppo simile a King Kong. La casa cinematografica porta come prova della sua tesi una lunga serie di sondaggi raccolti nei locali dove era presente il cabinato di DK, a dimostrazione dell'indecisione del pubblico su chi fosse realmente il responsabile del gioco, e diverse riviste in cui la trama del titolo Nintendo viene spiegata come se si trattasse di quella di King Kong. Il 4 Ottobre 1984 la Corte riconferma il precedente verdetto: i due marchi non hanno nulla in comune. Il 20 Maggio del 1985 Nintendo intenta la sua controcausa e il giudice Sweet, ancora una volta, dà ragione alla Grande N: ora la Universal deve pagare quasi 2 milioni di dollari per compensare tutte le spese affrontate dalla Casa di Mario durante i vari processi. Così recita una parte del verdetto finale: "Primo, la Universal sapeva di non aver alcun diritto sul marchio King Kong e per giunta si è mossa in tutti i modi per affermare il contrario; questa è stata una calunnia ingiustificata nei confronti di Nintendo. Secondo, la Universal ha continuato imperterrita nel tentativo di imporre questi suoi inesistenti diritti su Nintendo, facendo di tutto pur di obbligarla a cessare qualunque attività legata a Donkey Kong, anche con l'uso di minacce". Nintendo ringrazia John Kirby per l'ottimo lavoro svolto e gli offre un premio di 30 mila dollari più la licenza esclusiva di usare il nome Donkey Kong sulle barche a vela. Qualche anno più tardi nascerà il batuffolo rosa Kirby, sempre in onore delle gesta dell'avvocato difensore.

 

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28 Dicembre 2006